Ed oggi è anche più pugliese: da quando ha scelto il barese Nicola Conte per questo disco che era in preparazione da tempo, “colui che lo ha reso possibile” dichiara sul palco di Eutropia nella Città dell’Altra Economia di Roma, primo concerto casalingo che la vede presentare, insieme a lui, il neonato, il 6 luglio. L’estropia di Conte dunque, riorganizzare un ordine, fenomeno delle strutture organizzate e vittoria temporanea sull’entropia. Lo indica, lei vestita di blu argenteo, lui fermo sulla sua chitarra, saldo, piedi a terra e grandi spalle. Non stiamo parlando di uno qualunque, bensì di un musicista che, nel corso della propria vita, ha saputo gestire sonorità differenti incrociando mondi quali Italia e Brasile, elettronica e bossanova, classici italiani e jazz con sapienza e sensibilità. Dopo i primi esperimenti personali – in Jet Sounds fuse gli elementi propri del jazz con la club culture – fu lui a scoprire Rosália de Souza, quando produsse Garota Moderna (che avrebbe avuto un seguito in un album di remix via DJ in Garota Diferente), è autore di un centinaio di remix pubblicati, ha collaborato con jazzisti come Rosalio Giuliani, Nicola Stilo, Fabrizio Bosso, Gianluca Petrella, Daniele Scannapieco, Till Brönner, Cristina Zavalloni ed altri. Oggi è sul palco di Chiara Civello e non stupisce: chi meglio di lei sa capire certo eclettismo? Chi meglio della Civello sa fondere gli stili, sa mettersi continuamente in discussione ad onta della scelta di dare un’immagine più salda e definita, rischiando con coraggio in ogni nuovo lavoro che la diversità non mieta fans?
La coppia è formata, e un bianco e nero d’epoca presenta questo primo concerto in casa di lei, la sua Roma che, come una madre, la accoglie puntuale, per tornare indietro nel tempo con le canzoni che la jazzista fa proprie e reinterpreta con voce civelliana, calda, impeccabile. Il Mondo, che lei canta già da anni, è nelle sue mani e da lì la guarda, non si è fermato mai un momento, la notte insegue sempre il giorno. Lo stesso brano su cui, al Blue Note di Milano (nostro servizio con video e gallery qui: http://www.riomabrasil.com/e-intorno-a-chiara-civello-girava-il-mondo-lintervista/), si commuoveva il 21 dicembre, oggi è parte di un progetto completo, dopo cento viaggi tra Rio, Roma, Bari e quant’altro, il mondo le appartiene ancora di più. E così Io che amo solo te, cavallo di battaglia dei suoi concerti, con il quale ha portato il classico italiano anche in
Brasile, oggi è un po’ anche di Chico Buarque, che nel disco la canta con lei (amico del compositore Sergio Endrigo), mentre Gilberto Gil, durante l’incisione di Io che non vivo più di un’ora senza te si commuoveva. Nell’album anche Ana Carolina, con la quale la Civello ha calcato moltissimi palchi brasiliani e anche qualcuno italiano, canta con lei E penso a te, che in questo concerto Chiara interrompe per ascoltare meglio
il pubblico intonare quella che è tra le più grandi canzoni di tutti i tempi italiani. Tutti e tre i brasiliani cantano in italiano del disco. Eccezione la fa l’americana Esperanza Spalding ne I mulini dei ricordi di Michel Legrand, un duetto nelle due lingue – italiano e inglese -.
Il pubblico di Eutropia è il pubblico di Chiara Civello, sono tutti coloro che amano i suoi continui cambiamenti, il suo stupire, le sue attenzioni nei loro confronti sul palco, sono – tra gli altri – Diana Tejera (nella foto), che con lei ha scritto Stesa sul sofà e Al posto del mondo, Patrizia Cavalli (con Chiara Civello nella foto), tra le più grandi poetesse italiane viventi, Nicola Stilo, eclettico flautista del jazz italiano oggi sempre più vicino al Brasile soprattutto di Chico Buarque, e tutto il fan club Stesa sul Sofà (sopra Chiara con il cappello che il fan club le ha regalato), che la segue ovunque. E quell’infinita folla che la adora come si adora una diva di altri tempi e che le dà il coraggio dell’eutropia ogni volta. Il movimento del pendolo di un Gemelli non è mai facile da sostenere per il Gemelli stesso, e l’eutropia è l’unico obiettivo in grado di dare un senso ad un mondo che, comunque, gira lo stesso.
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