MARTA CAPPONI A VIA VENETO, QUEL BRASILE ELEGANTE

  • Rioma
  • 08/09/2014

Recensione – MARTA CAPPONI con Massimo Aureli, Gabriele Greco, Neney Santos all’Elegance Cafè di Via Veneto, 2 settembre 2014 – a cura di ROMINA CIUFFA

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Un team di prima categoria quello raccolto da Rioma per questa data della brava jazzista Marta Capponi, tenutasi all’Elegance Cafè di Via Veneto il 2 settembre per facilitare il rientro dei filobrasiliani di base romana. Il nuovo personale progetto verdeoro dell’elegante jazzista sposa, oggi, la 7 corde di Massimo Aureli, il contrabbasso di Gabriele Greco e, come special guest, le percussioni di un baiano rinomato: Neney Santos, che inserisce un tocco non solo brasiliano ma anche jazz (dal quale anche proviene con maestria) alle scelte repertoriali della Capponi.

Ai grandi classici, la Bossa, la Mpb, Tom Jobim come Djavan, Marta giunge dalla sua Londra, dove ha scelto da tempo di abitare, e li interpreta con un tocco che è suo proprio, come chi la conosce ben sa. Quel tocco di classe, quella tonalità inglese ma anche la libertà brasiliana che è pure la sua, l’emergere di un nuovo studio – la musica brasiliana – nel quale entra in punta dei piedi ma come una ballerina della Scala a tutti gli effetti. E il suo scat singing, le sue improvvisazioni, il Jazz – lungamente appreso al Saint Louis College of Music di Roma, del quale è stata un’allieva modello, da grandi quali Maria Pia De Vito o Susanna Stivali, praticamente marchi di fabbrica per chiunque voglia decollare nel mondo musicale su aerei sicuri – che si mischia alla brasilianità come faceva la Bossa ai tempi della sua esplosione; e nello stesso tempo originalità e larghezza di vedute miste ad una profonda umiltà che rende questa allieva una maestra. Cui oggi assistono tra gli altri anche Massimo Nunzi, direttore dell’Orchestra Operaia, Carla Cocco di “toquinhano tocco”, il pianista Andrea Saponaro, la cantautrice romana Daria Venuto.

Et voilà, allora, una Via Veneto di stampo felliniano quella di Remo Proietto, eccellente proprietario dell’Elegance Cafè, nel quale ha scelto di fare musica sana e distaccarsi, così, dalle dinamiche ormai statiche della nuova Via Veneto, persa nel passato e senza rinnovamento, dove turismo di lusso e sfrenatezza altolocata la fanno da padroni. Isola felice questo luogo, ed elegante, per l’appunto, dove la vasta programmazione consente di approdare senza incertezze in un ambiente caldo e dalle note esperte, anche brasiliane, del vasto panorama italiano.

Rinascita culturale, questa, che è la goccia di un oceano tormentato, in crisi, ma che non lascia spazio a dubbi: per tornare vivi bisogna ripartire dalla qualità, o al termine della crisi si rimarrà con un pugno di mosche in mano, sforzi lodevoli ma poco durevoli che non lasciano alle intelligenze un luogo fertile per essere concimate e finiscono poi per produrre indesiderata ancora più spregevoli della crisi che li ha generati. Meglio, allora, stringere i denti e fare, elegantemente, così: promuovere la buona musica, generare progetti nuovi, ed azzardare.

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