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INVENTARIO

FERRUCCIO SPINETTI: INVENTARIO, C’È DEL BASSO IN OGNI ALTO

By Romina24 Novembre 2014Updated:6 Febbraio 2026Nessun commento11 Mins Read
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SPECIALE “INVENTARIO” ROMINA CIUFFA INTERVISTA FERRUCCIO SPINETTI (contrabbasso) Le interviste a tutti i protagonisti del progetto italiano scelto in una rosa di 5 candidati nella categoria “Miglior Album di Musica Popular Brasileira” del Latin Grammy Awards

di ROMINA CIUFFA

Alla fine ha vinto Marisa Monte. Ma a competere con lei e solo altri tre idoli brasiliani della musica leggera (categoria MPB, ossia música popular brasileira) del Latin Grammy Award 2014, c’è stato anche Ferruccio Spinetti, casertano, classe 1970. Contrabbasso. Presente insieme a “InventaRio”, progetto complesso ideato insieme al pianista Giovanni Ceccarelli, nato dalla tensione verdeoro dei due e realizzato con il batterista Francesco Petreni, il chitarrista e compositore brasiliano Dadi Carvalho e la partecipazione di Max De Tomassi, che hanno attivato una sinergia tale da produrre già due album (il secondo interamente dedicato a Ivan Lins, che vi partecipa in tutto e per tutto ed anche con un inedito, entrambi inglobano collaborazioni di alto livello quali Petra Magoni, Samuele Bersani, Chiara Civello, Maria Pia De Vito, Bungaro, Tosca, Fausto Mesolella, Gnu Quartet, Fabrizio Bosso, Jessica Brando e i brasiliani Maria Gadù, Chico Buarque, Vanessa Da Mata, Vinicius Cantuari etc.), Spinetti è conosciuto in Italia per la qualità del suo contrabbasso e dei progetti cui dà vita o partecipa, a partire da Musica Nuda, duo di bellezza conclamata messo a punto con la voce di Petra Magoni, gli Avion Travel con i quali è andato a Sanremo nel 2000 e lo ha vinto, il quintetto I Visionari con Stefano Bollani con cui registra un cd per la Label Blue e un altro per l’Espresso, e molto altro.

Schermata 2014-11-21 a 15.31.13

Ferruccio Spinetti è una delle più sensibili realtà musicali italiane. Una realtà, di per sé, è un mondo a parte, indipendente e per conto suo autonomo. Sembra strano dirlo di un contrabbasso, uno di quegli strumenti che va “dietro” al palco, di cui si è superficialmente abituati solo a una vibrazione impercepibile. Ma essenziale quanto la voce nel cantato. Quel rivestire la musica di un filo caldo, il pullover di lana invernale, senza il quale il brano ascoltato subirebbe un’alzataccia, si proietterebbe verso livelli invernali, verrebbe improvvisamente meno il senso totale dell’accoglienza che l’ascolto dà, ne mancherebbe una base che sta al brano stesso quanto la sabbia è al mare. C’è del basso in ogni alto.

In che modo ti sei avvicinato al Brasile? In maniera del tutto naturale. Sicuramente quando ero adolescente mi affascinava più l’aspetto ritmico di questa musica, poi, crescendo, l’aspetto armonico e melodico dei grandi compositori brasiliani. Uno dei primi cd che mi ha aperto una finestra sul Brasile nel lontano 1992 è stato “Circulado vivo” di Caetano Veloso, dove guarda caso, al basso c’era proprio Dadi che poi è diventato componente di InventaRio. Altro cd fondamentale per me “Paratodos” di Chico Buarque sempre primi anni Novanta.

Che esperienze artistiche hai in relazione al Brasile? InventaRio è sicuramente la mia esperienza “centrale” riguardo alla mia relazione col Brasile. Avevo conosciuto Arto Lindsay nel 1998 con gli Avion Travel, ma si può parlare in quel caso di un brasiliano a metà… essendo per l’altra metà Arto di New York.

Con Petra Magoni avete già interpretato dal vivo e in studio molti classici brasiliani: qual’è la vostra esperienza comune al riguardo? Sicuramente sono stato io a presentare a Petra il mondo brasiliano, così come lei mi ha aperto altri orizzonti musicali su altri generi. Cerchiamo, come con qualsiasi altra canzone che interpretiamo, di renderla unica a modo nostro, perseguendo una chiave interpretativa che sia “Musica Nuda” ossia solo contrabbasso e voce ma sempre mettendo al centro la composizione. In altre parole, noi ci mettiamo al servizio della canzone senza cercare di strafare, perderci in virtuosismi inutili ma puntando all’emozione che il brano stesso ci trasmette già da ascoltatori. Già nel nostro primo cd del 2004, guarda caso, c’era How Insensitive nella tracklist dell’album.

Schermata 2014-11-21 a 15.26.25

In Italia hai collaborato con Stefano Bollani, un pianista molto legato al Brasile, al quale ha dedicato anche un intero album (oltre che molta musica). Hai avuto modo di conoscere, il Brasile anche dal suo punto di vista? In parte sì, anche se quando suonavo con lui in quintetto  tra il 2004 e 2008  il repertorio era incentrato sulle sue composizioni originali. Da musicista curioso qual è ha voluto esplorare anche lui il mondo brasiliano, confrontandosi anche con musicisti locali e facendo anche un tour con loro in Italia qualche anno fa.

Gli Avion Travel anche hanno un collegamento molto forte con il Brasile, e in particolare quello di Arto Lindsay, che ha prodotto “Cirano” nel 1999. Puoi parlarmi più approfonditamente di questa esperienza, con dovizia di dettagli? Era il 1992, ero entrato da 2 anni nel gruppo e avevo 22 anni a quell’epoca. Stavamo registrando Opplà, forse uno dei dischi più belli del gruppo e fonte d’ispirazione era spesso Caetano Veloso. Mi ricordo che nel casale vicino Roma dove vivevamo praticamente giorno e notte tutti e sei, avevamo il manifesto di “Circulado Vivo” nella sala da pranzo. Questo per farti capire quanto ci affascinava il mondo brasiliano. Mi viene da pensare ad “Aria di te”, uno dei brani più noti del gruppo dove il sound brasiliano e l’armonia sono frutto proprio forse di quegli ascolti. In quegli anni gli Avion Travel erano un vero e proprio laboratorio musicale ed essendo in sei ognuno proponeva i suoi dischi era artisti preferiti. Si passava da Hendrix ai Beatles, a Brahms fino ad Edu Lobo, Veloso, Buarque. Nel 1998 decidemmo che era tempo di avere un orecchio esterno, anche per avere nuovi stimoli, e non fu certo un caso che il nome di Arto Lindsay ci trovò tutti d’accordo. In particolare eravamo molto affascinati dal suo lavoro come produttore discografico che aveva fatto nei primi album di Marisa Monte. Passammo un mese insieme tra Roma e Reggio Emilia dove registrammo il cd “Cirano”, uscito poi con la Sugar nel 1999. Quando incontri una personalità come quella di Arto il segno rimane. Facemmo anche qualche concerto con Arto ospite sul palco con noi. Al di là del suo valore artistico è una persona simpaticissima e conservo un bel ricordo di quel periodo passato insieme.

Da Arto Lindsay a Ivan Lins, un percorso quasi visionario. Trovi una linea che ricongiunge questi due punti? Come ci ha insegnato Ivan Lins la linea sta proprio nel confronto e nel lavorare in maniera artigianale, un modo di concepire questo lavoro che va scomparendo. Sia con Arto che con Ivan al centro c’erano la musica, le note, la ricerca di un’emozione, le cene, il cibo, invece di inseguire il loop o il suono che va di moda in quel momento, cosa in cui spesso si perdono i produttori o i musicisti in generale. Come diceva un amico fonico: sono i pezzi che fanno i suoni e non viceversa.

Ivan Lins è più “MPB”, che corrisponderebbe alla nostra musica “leggera”, o “pop”, stigmatizzata… chi credi possa essere messo in parallelo a Lins qui in Italia, tra i nostri artisti? Mi vengono in mente Paolo Conte ma anche Lucio Dalla o Francesco De Gregori. In primo luogo perché questi artisti italiani che ho citato trattano allo stesso modo come importanza sia il testo che la musica quando compongono. Cura per i dettagli, oltre che per gli arrangiamenti. Ivan adorava Dalla e non a caso l’abbiamo omaggiato nel cd con “Felicità“, brano stupendo di Dalla che suono spesso anche in duo con Petra. Mi piace ricordare che la scelta era stata fatta già a novembre quindi molti mesi prima della sua prematura e improvvisa scomparsa.

Ferruccio Spinetti

Max De Tomassi ha tradotto Lins, tu hai avuto modo di mettere del tuo in questi brani attraverso il tuo strumento, o in altri modi? Max è stato davvero bravo nel riadattare gran parte dei testi di Ivan. In particolare mi piace citare “Comecar de novo” che è diventata “Nascere di nuovo”, cantata divinamente da Vanessa Da Mata. Ecco, in questo c’è la bravura di chi deve adattare un testo. Cambiare radicalmente anche le parole, in questo caso addirittura del titolo della canzone, ma mantenere intatto il significato, il suono e l’emozione di ogni singola parola che si va a toccare. Il mio apporto è stato esclusivamente musicale e di arrangiatore insieme a tutta la band. Come ti avranno detto gli altri amici del gruppo, ognuno ha portato il suo mondo musicale,le sue esperienze, il proprio gusto, creando questa miscela e questo sound secondo me unico che si chiama InventaRio. Aggiungi il valore di avere Ivan Lins in studio con noi a sperimentare.

Ci sono contrabbassisti e bassisti brasiliani che ami in maniera particolare? Troppo facile, anche per i cd di cui ti ho parlato prima, dirti Dadi Carvalho che suonava il basso proprio con Caetano Veloso, ma amo molto anche Jorge Helder che guarda caso suona spesso con Chico. In generale non ho mai amato i virtuosi di uno strumento, ma quelli che con una nota riescono a farti venire la pelle d’oca.

Hai avuto modo di suonare in Brasile e/o con musicisti brasiliani? Con Bollani ho suonato col quintetto i Visionari a San Paolo e al Tim Festival di Rio de Janeiro del 2006. Con musicisti brasiliani solo con Arto Lindsay.

Quali sono i generi di musica brasiliana che tu, come musicista e come ascoltatore, puoi dire di possedere? MPB, in particolare la discografia di Chico Buarque, Veloso, Edu Lobo, Elis Regina e ovviamente Ivan Lins. Sono dischi che dopo 20 anni ascolto ancora con piacere e scopro sempre qualcosa,una sfumatura,una nota,un qualcosa di nuovo nonostante abbia quasi consumato i cd! Gran parte li ho comprati proprio a Rio, negli anni in cui sono stato sia a suonare che da turista al negozio Modern Sound. Nello stesso tempo amo seguire anche la nuova scena brasiliana come Roberta Sà, Maria Rita o Monica Salmaso. Adoro poi Hermeto Pascoal e non saprei dirti in che genere collocarlo nella musica brasiliana vista la sua ecletticità. L’ho studiato e lo faccio studiare ai miei allievi di Siena Jazz. Amo poi anche lo choro e in particolare il suo esponente forse più importante Pixinguinha, di cui ho molti spartiti.

Schermata 2014-11-21 a 15.32.14

Curiosità relative a InventaRio? Ancora non ho capito dove va l’accento, quindi se è un inventario di note, strumenti, canzoni o un “inventaRIO”. Di aneddoti o storie ce ne sarebbero tante. Il giorno in cui arrivò DADI all’aeroporto di Roma Fiumicino io e Giovanni Ceccarelli eravamo in dubbio se andare a prenderlo con un furgone pensando che lui avesse portato tante chitarre e strumenti visto che dovevamo registrare il nostro primo cd a Siena. Era il 2010. Quando si aprirono le porte,vedemmo arrivare Dadi con la moglie e una solo chitarra a tracolla e una piccola valigia. Per Dadi la musica è nella testa e nelle sue mani. Bellissimo anche quando ospitammo Bandão, band di percussionisti creata da Francesco Petreni, a registrare in sala a Siena. Più di 40 musicisti entusiasti di suonare con noi. Ricordo anche Dadi super felice dell’esperimento.

Hai avuto modo di conoscere dal vivo i grandi partecipanti brasiliani dei due InventaRio (come Chico Buarque, Marisa Monte, Maria Gadù e così via)? Ho avuto la fortuna di conoscere Chico ma nel suo campo di calcio non in sala di registrazione. Quasi tutti gli ospiti brasiliani hanno registrato a Rio. Emozionante invece la registrazione a Siena del duetto Maria Pia de Vito-Ivan Lins. Renata Maria è stata riadattata in napoletano proprio da Maria Pia.

Che progetti hai, brasiliani e non, per il 2015? Brasiliani: spero di registrare il terzo cd di InventaRio a Rio de Janiero. I primi due sono stati fatti a Siena. Con Petra usciremo sicuramente con un album nel 2015. Abbiamo un cd praticamente pronto di inediti in italiano ma nel cassetto abbiamo anche altre cover sia italiane che internazionali. Poi tanto live, come sempre, con Musica Nuda, il 4 dicembre siamo a Parigi al New Morning, locale storico del jazz parigino, e ci sarà ospite anche Giovanni Ceccarelli al piano. Poi concerto il 17 dicembre a Pisa al Teatro Verdi, Istanbul il 28 dicembre con orchestra diretta da Daniele di Gregorio, con repertorio di Banda Larga, cd uscito nel 2013 con la Blue Note EMI, dove per la prima volta io e Petra siamo accompagnati da un’orchestra sinfonica. Infine continuerò ad insegnare ai corsi di Siena Jazz University. Mi è sempre piaciuto insegnare ed avere un confronto con le nuove generazioni. C’è sempre da imparare, anche insegnando.

riproduzione riservata rioma brasil rioma_striscione2  
"Aria di te" avion travel "Comecar de novo" ivan lins arto lindsay avion travel Banda Larga Bandao fran Bandão petreni beatles Blue Note EMI bollani carioca bollani spinetti brahms bungaro caetano veloso chiara civello chico buarque cirano avion travel Circulado Vivo dadi carvalho Daniele di Gregorio edu lobo fabrizio bosso fausto mesolella ferruccio spinetti Francesco De Gregori francesco petreni giovanni ceccarelli gnu quartet hermeto pascoal How Insensitive i visionari bollani inventario ivan lins jessica brando jimi hendrix Jorge Helder lucio dalla magoni spinetti maria gadù maria pia de vito maria rita marisa monte max de tomassi monica salmaso musica nuda Opplà avion travel paolo conte petra magoni Pixinguinha renata maria renata maria maria pia de vito roberta sà samuele bersani Siena Jazz University stefano bollani tosca vanessa da mata vinicius cantuari vinicius de moraes Visionari
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