MIRABASSI-TAUFIC, PASSEGGIATA LUNARE SU UN PIEDE SOLO

  • Rioma
  • 13/10/2014

Recensione – GABRIELE MIRABASSI E ROBERTO TAUFIC, “Um Brasil diferente” – Roma, Auditorium Parco della Musica (Teatro Studio), 8 ottobre 2014. Gabriele Mirabassi e Roberto Taufic, un concerto che è un percorso di meditazione di luna piena attraverso il miglior clarinetto italiano e una delle più esperte chitarre brasiliane in nostro possesso. Una passeggiata lunare nelle composizioni di Chico Buarque, Baden Powell, Cartola, Vinicius De Moraes, Pixinguinha, Paulo Cesar Pinheiro, Aldir Blanc, Simone Guimaraes, Nelson Ayres. gli stessi Taufic e Mirabassi. Le camminate su un piede solo di Mirabassi clarinettista, nel mantra di Taufic; il resto sparisce. 

di ROMINA CIUFFASul palco dell’Auditorium insieme due musicisti che hanno da dire davvero troppo. Troppo perché il clarinetto di Gabriele Mirabassi è davvero una favola dei fratelli Grimm – un pifferaio che derattizza la città – questa volta adattata al Brasile e resa esperta dalla chitarra sensibile di Roberto Taufic, dal tocco prezioso, Re Mida dell’animo. Pifferaio magico e Re Mida (che rende verdeoro ciò che tocca), per una serata attesa che, anziché risuonae nelle grandi sale come meriterebbe, è in un certo senso “relegata” nel Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, sala piccola e discreta, nello stesso tempo intima a sufficienza per raccogliere le orecchie colte e gli animi nobili che questo concerto non se lo perderebbero mai. Ma a fare i conti con la capacità e la meritevolezza, poi, si capisce che a Mirabassi-Taufic, soprattutto per la presentazione del loro “Um Brasil diferente”, spetterebbero le più amplie sale. L’Italia non è pronta a questo. Pertanto, ci accontentiamo di ascoltarli insieme a Maria Pia De Vito, prima fila, Nicola Piovani, Germano Mazzocchetti, Angelo Lillo Quaratino, Pedro Scassa e quanti altri in un ambiente da intenditori, con applausi degni di un premio di alto rilievo. Tant’è.

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Questo album, che i due presentano, narra di un Brasile differente, anche se di differente apparentemente c’è poco. Cosa c’è di diverso quando si parla di Brasile attraverso… “i soliti”? Ossia il solito Chico Buarque, il solito Tom Jobim, il solito Baden Powell, il solito Cartola, il solito Vinicius De Moraes, il solito Guinga… Qualcosa c’è: tutto. Innanzitutto la scelta dei brani. Non gli stessi, classici – lo sottolinea Mirabassi: fra i tanti, hanno scelto questo, “Quem Te Viu, Quem Te Vê” di Chico Buarque, meraviglioso, sublime, perché Chico (Mirabassi guarda in alto, al nominarlo, indicando il cielo come nel riflesso di una divinità) ne ha scritti talmente tanti che alcuni riescono addirittura a passare in secondo piano. E scelgono “Tempo Feliz”, di Baden Powell (anziché il solito “quaquaraquaquà”, meglio detto “Vou deitar e rolar” ad esempio) o di Pixinguinha Desprezado, di Cartola “As rosas não falam” etc.

Oso: le composizioni originali (O mar nos teus olhos, Maxixando e Valsinha pra Duda di Taufic e Arrivederci e grazie dello stesso Mirabassi), sempre legate a doppio filo all’idea dello sguardo da lontano cercando quella prospettiva e quella nitidezza di visione che si guadagna solo allontanandosi dall’oggetto guardato, sono perché no al livello delle composizioni dei loro grandi beniamini. Essere beniamino, essere mito, non significa che non vi sia un riscatto per chi beneama. Taufic e Mirabassi riescono a capire il filo conduttore che lega la propria musicalità ai loro miti d’arte (che sono miti di tutti), e danno vita ad un miracolo: quello di far credere, ad un ascoltatore inesperto, ma anche a quello esperto, che anche questi tre brani siano di altri grandi. Lo sono anche loro, non meno dei loro prediletti. Apprezziamo le composizioni di Taufic e Mirabassi esattamente quanto le loro interpretazioni.

Un Brasile profondo, identitario oggetto di rispetto e affetto, visto da un angolo peculiare, che i due protagonisti hanno scoperto di avere in comune a questo punto dell’andata dell’uno e del ritorno dell’altro. Due viaggi in direzione opposta, un’andata e un ritorno che si incrociano a mezza strada: così si potrebbe definire l’incontro tra i due musicisti. Mirabassi scopre il Brasile una decina d’anni fa e da allora lo frequenta con tanta assiduità da farlo diventare un punto di riferimento centrale della sua esperienza umana e musicale. Taufic è partito da Natal, nel nord-est del Brasile, da ragazzo alla volta dell’Italia, lasciando che l’atteggiamento europeo nei confronti del jazz fecondasse la sua atavica lingua musicale.

“Nato in Honduras da genitori palestinesi, cresciuto in Brasile tra samba, Elvis Presley, cucina araba, rodas de choro, rock e Luiz Gonzaga ed approdato in Italia nei primi anni 90, quando si suonava ancora la bella MPB nei locali e quando ho iniziato ad avere la possibilità de collaborare con musicisti ed artisti Italiani e di diversi paesi, il mio modo di suonare il Brasil non poteva che essere Diferente–sottolinea nella sua introduzione al disco Roberto Taufic–. È stato molto bello e stimolante incontrare ad un certo punto Gabriele, che avendo fatto un percorso contrario al mio, si è immerso totalmente nel Brasile dei grandi compositori con l’atteggiamento di un bimbo che conosce dei nuovi amici. Il nostro disco diventa così il punto di incontro dei due strumenti, la chitarra brasiliana ed il clarinetto jazz e classico”.

“Pur essendo nato cresciuto e sempre vissuto tra le colline umbre, quel clarinetto che mi sono trovato prestissimo tra le mani ha rappresentato da subito una straordinaria opportunità di andare incontro al mondo–precisa Gabriele Mirabassi–. Non solo continua a portarmi in giro per tutti i continenti, ma soprattutto mi regala continuamente l’impagabile privilegio di fare incontri straordinari. Questo nostro pianeta infatti nasconde (ma solo a chi non vuole nemmeno fare il piccolo sforzo di stare con occhi e orecchi aperti) un tesoro infinito di musiche meravigliose. E dietro ogni musica c’è gente altrettanto meravigliosa che se ne prende cura, chi suonando, chi cantando o danzando, chi “semplicemente” ascoltando”.

L’etichetta è la pugliese Dodicilune, investimento di grande lungimiranza per un mercato che oggi è fermo, e l’apprezzamento di uno dei migliori lavori del 2014. La calma brillante e sensibile di Taufic (l’articolo dello stesso Taufic qui:. http://www.riomabrasil.com/musicando-mantra/ e i continui aggiustamenti di postura di Mirabassi su un piede solo. E così, come in un mantra, si percorre questa notte di luna piena.

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