MAX DE TOMASSI: RADIO “BRASIL”

  • Rioma
  • 24/09/2013

Romina Ciuffa intervista Max De Tomassi, voce dello storico programma radio Brasil, in onda su Radio Rai Uno, a tutti gli effetti il padrone di una casa dalla quale son passati i più grandi interpreti brasiliani: Buarque, Veloso, Gil, Benjor, Toquinho, Carlinhos Brown, Daniela Mercury, Skank, Djavan, Celso Fonseca, Marisa Monte, Maria Gadù, Tribalistas…

SCALETTA
1) Águas de Março, Tom Jobim 
2) Paìs Tropical, Jorge Ben Jor
3) Sà Marina, Wilson Simonal
4) Sina, Djavan
5) Começar de novo, Ivan Lins.

TIA LÉA Mio padre mi regalò, per la maturità classica, un biglietto per il Brasile. Rimasi 3 mesi a Rio e subito conobbi persone che sarebbero state determinanti. In realtà la prima di queste l’avevo già conosciuta a Roma. Conducevo qui un piccolo programma radiofonico. Durante una conferenza stampa di Baden Powell mi incuriosì una signora molto elegante; era la manager di Maria Bethânia. Le comunicai che avrei avuto piacere, una volta in Brasile, di intervistare la cantante. Lei mi diede il suo telefono. A Rio la chiamai e, quando entrai nel suo ufficio, lei era al telefono; nell’attesa vidi intorno a lei tutto quello che era il mio immaginario, foto che la ritraevano con Jorge Ben, Roberto Carlos, Caetano Veloso, Gilberto Gil. Mi prese sotto la sua ala protettrice (scoprii che aveva perso un figlio più o meno della mia età). Era famosissima in Brasile per essere stata la zia di Gil e di Veloso, in quanto lei era la zia delle mogli dei due cantanti: a un certo punto della loro vita i due si sposarono infatti con due cugine carnali. Era lei, Tia Léa. Se ne parla nelle canzoni degli artisti brasiliani, è citata in ogni disco, purtroppo è scomparsa nel 2011.

RADIO Brasil era una trasmissione apprezzata, in onda da tanti anni su altre emittenti. Proposi la trasmissione a Radio1; iniziammo per scommessa coprendo lo spazio lasciato libero nel periodo estivo da un programma di satira. Siamo ancora qui. Abbiamo ospitato tutti, da Caetano Veloso a Gilberto Gil, Marisa Monte, Fernando Enrique Cardoso, chiunque è venuto in trasmissione. Ma soprattutto Chico Buarque, non solito partecipare a programmi o rilasciare interviste.

CHICO BUARQUE Avevo conosciuto Chico nel mio primo viaggio brasiliano, grazie a Tia Léa. Venne a Roma per girare documentario autobiografico che faceva parte di una collana di 12 Dvd su di lui – venduti battendo ogni record – avendo lui vissuto qui da bambino e in esilio. Il suo manager mi chiamò durante la trasmissione per dirmi: Chico aveva piacere a venire in trasmissione, per registrare delle immagini per il suo Dvd, ti dispiace? Ma figurati, è il massimo che un giornalista possa desiderare. In questo modo siamo entrati in uno dei Dvd che hanno fatto la storia brasiliana, e gran parte della popolarità che il programma ha, anche in Brasile, arriva da lì.
Una volta Chico alloggiava in un albergo nel centro di Roma, andammo a prenderlo per fare un giro in città e vedere una partita in un pub, essendo lui molto appassionato di calcio. Mentre lo aspettavamo sotto il suo albergo una folla gigantesca lo stava acclamando. Con il manager ci domandammo come potesse essere trapelata la notizia che lui alloggiasse lì. Uscì, e subito dopo di lui uscì Brad Pitt: Chico, vedendo che tutta quella gente non era per lui, fece un sorriso come a dire: l’ho sfangata anche questa volta.

CAETANO VELOSO Una volta Caetano venne a Roma. Immaginai di portare a cena in un posto di tendenza. Ma lui mi chiese di andare a mangiare le fettuccine da Alfredo, che è il posto più turistico di Roma, dove nemmeno un romano andrebbe.

JORGE BEN Guardavo i concerti di Jorge Ben prima ancora di partire, divenni poi suo amico quando arrivai in Brasile perché espressi alla Zia il mio desiderio di conoscerlo. Lei mi diede il suo telefono e ci incontrammo. Con lui ho lavorato tanto. Jorge a un suo raziocinio e vive in un suo piccolo mondo, in cui convivono i dogmi del sincretismo: pur essendo una persona che ha studiato in seminario, è molto legato alla religione africana.
Quando fa i concerti chiede sempre, tra le cose che servono, una bottiglia di lavanda per gettarne grandi dosi sul palco in omaggio agli dei. È astemio e se gli viene offerto da bere, prima di berlo ne getta parte sul palco, ma questo lo fa ovunque, anche al ristorante, per esempio. Alla fine di una tournée complicata mi disse: Ti voglio dare l’onere di custodirmi Laurentina. Era una delle sue chitarre, una Fender Telecaster bianca, diceva che lei voleva rimanere a Roma. E adesso è a casa mia.

MARISA MONTE Marisa Monte, la donna brasiliana a cui sono più legato perché ho una lunga amicizia con sua sorella Livia. Era il 1984, e Livia Monte un giorno mi telefonò dal Brasile e mi disse: Max, avrei un piccolo desiderio. Mia sorella sta studiando canto in Italia. Ha solo 19 anni, potresti dargli un minimo di attenzione? Lei venne a Roma e io cercai di aiutarla, gli dissi quali erano i locali più interessanti, gli presentai Jim Porto che ogni tanto molto generosamente la faceva duettare con lui. In questo soggiorno romano a Roma c’era anche Nelson Motta, giornalista e scrittore con il quale ho lavorato tanti anni, e gliela presentai. Lui si innamorò artisticamente di lei e, al termine della vacanza, a Rio misero in piedi lo spettacolo che poi divenne un album che vendette un milione e mezzo di copie: il debutto discografico di Marisa, la più grande cantante interprete moderna brasiliana.

 

INVENTA-RIO Mi piace l’interazione tra Italia e Brasile perché sono ricongiunte due culture che si sono sempre rispecchiate e volute bene. Negli anni 60 Giuseppe Ungaretti fu il primo a tradurre le poesie di De Moraes, e a San Paolo insegnava letteratura italiana. Anche Sergio Bardotti incontrò la musica di Vinicius e tradusse le canzoni di Chico Buarque; Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Mina cantarono brani suoi, di Roberto Carlos e via dicendo. C’è sempre stata una grande interazione tra Italia e Brasile. In Brasile ci sono 25 milioni di discendenti italiani e quando un italiano vi arriva, è considerato la cosa più elegante che ci possa essere in natura. Rita Pavone ha il più importante fan club a San Paolo. Anche nell’attualità l’interazione è forte, come nel progetto InventaRio, in cui grandi jazzisti – Giovanni Ceccarelli, Ferruccio Spinetti, Francesco Petreni e Dadi Carvalho – si incontrano nel primo volume e, nel secondo – in uscita – incontrano con Ivan Lins. Ci sono Mario Venuti, i Negrita, Bungaro, Patrizia Laquidara, Chiara Civello, Tosca, Maria Gadù, Samuele Bersani, Fabrizio Bosso, etc.

ROBERTA SÀ – DELIA FISCHER Roberta Sà può continuare la grande tradizione delle interpreti brasiliane. È giovane, bella, bravissima. Una grande artista brasiliana che non esploderà mai è Delia Fischer, una pianista che canta divinamente e compone meravigliosamente, donna minutissima. Seguo meno la musica di Bahia perché purtroppo la musica baiana, come l’Axé, non è favorita nella realizzazione dei progetti dal Governo. Purtroppo il Brasile adesso si sta sofisticando grazie la grande potere economico.
C’è un grande volume di artisti brasiliani che lì non trova spazio, perché la musica che le radio programmano non è sempre di alto livello alto, tanto è che molti brasiliani ascoltano il mio programma e ne vorrebbero uno simile anche in Brasile, così mi inviano i loro prodotti pur sapendo che in Brasile il mercato discografico è più fiorente rispetto a quello dell’Italia.

PLAYLIST Mi affido all’istinto, alle date, a qualche idea. Se per esempio durante la settimana fischietto una o due canzoni, quelle le metto sicuramente, questi sono i flashback. Poi ho una playlist intorno alla quale ruoto. Gli ospiti «mi scelgono», nel senso che, grazie a Dio, c’è una costante richiesta di essere ospitati da parte degli artisti brasiliani o italiani legati al Brasile. Tra l’altro Brasil non è considerato un programma di musica e cultura brasiliana dalla Rai, ma è considerato quasi un brand: vengono in trasmissione gli artisti italiani che appartengono a quella fetta cantautoriale che non trova molto spazio nelle radio commerciali.

IERI-OGGI Di cambiato non c’è nulla, ma avverto la differenza: in Brasile, ero affascinato dal loro modo di ricevere la vita. Quando arrivai si era in piena dittatura militare, che sarebbe terminata dopo 3 anni, si era immersi nella censura, i supermercati erano poveri, cambiavano i prezzi degli alimenti, ma restava la bellezza del luogo, della gente. L’uomo e la donna brasiliani sono amabili. A Fiumicino mi accorgevo subito della differenza. Col tempo il ritorno in Italia è stato sempre più triste, non per aver lasciato qualcosa ma perché mi rendo conto che stiamo indietro e che loro sono cresciuti, sono una popolazione giovane e priva di pregiudizi, mentre i nostri pregiudizi hanno creato burocrazia e politica fallaci. Il Brasile è la quinta potenza del mondo, grande 30 volte l’Italia con una densità infinitamente più bassa. I dati dell’economia sono spaventosi. Non andrei mai a vivere in Brasile. Sono incantato dal mondo, non sono un fanatico, un monotematico: ammetto che negli anni 80 c’era un certo feticismo nel ricevere una maglietta con scritto Rio, ma all’epoca non c’era nemmeno il telefono.

PATRIZIA LAQUIDARA – CHIARA CIVELLO La musica italiana è scomparsa in Brasile perché non c’è non c’è più nessun interesse da parte degli italiani a fare un lavoro serio senza tener presente la necessità di voler per forza ottenere il cachet che guadagnano in Italia. Se non si investe, all’estero non ci si afferma. Artisti come Veloso e Gil hanno tanto investito in Italia e perciò sono conosciuti. I nostri artisti sono lì forse per puro caso. Penso solo alla Pausini, a Bocelli, non ci sono artisti nei piccoli circuiti che hanno pensato di farsi le ossa. Mi vengono in mente solo Patrizia Laquidara e Chiara Civello.

CRUZEIRO DO SUL Nel 2002, per il lavoro di divulgazione che faccio da 30 anni, il presidente Fernando Henrique Cardoso mi conferì l’onorificenza Cruzeiro du Sul, commenda esistente sin dal 1882, data a Yuri Gagarin, alla regina Elisabetta d’Inghilterra, ad Alain Prost ed Ernesto Che Guevara. Quest’ultimo per la gioia dei miei amici.

maxbene

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I FIGLI I miei 3 figli – Benedetta (qui con lui nella foto di Iolanda Frisina), Beatrice e Filippo – sono cresciuti in mezzo a questa oasi giallo-verde. Beatrice, fan di Maria Gadù, ha dedicato all’artista carioca una pagina su FB e canta le canzoni della stessa, così come di Marisa Monte, Paralamas, Renato Russo, a memoria.

BENEDETTA La prima a ricevere questi frutti è Benedetta, che è spesso con me in Brasile ed è stata presa in braccio dai più grandi artisti brasiliani. Oggi ha 23 anni e collabora con me dandomi preziosi consigli sulla gestione multimediale del programma, uno dei più scaricati di Radio Uno con numeri che ci rendono fieri.

© riproduzione riservata rioma brasil

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