BRAVA MINA E BRAVA GRETA PANETTIERI

  • Rioma
  • 30/07/2014

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di ROMINA CIUFFAChiunque canti “Brava” (1965) di Mina – divertissement del maestro Bruno Canfora per mettere alla prova le incontenibili estesissime capacità vocali della cremonese Mazzini – è brava. Greta Panettieri, ad oggi, è l’unica che non solo ha avuto il coraggio di riproporla, ma che ne ha fatta una versione altamente personalizzata, mostrando doti vocali di estremo benessere e comodità, in cui lei si trova a proprio agio e in cui nessuno, tra la folla che acquisti il suo ultimo album “Non gioco più” interamente dedicato alla tigre di Cremona, oggi di Lugano, e che si sia trovata ad ascoltare il concerto tropical-romano del 29 luglio al Parco delle Energie Ex Snia, abbia minimamente rimpianto la vecchia e giovane Mina. Non perché Greta le si sia sostituita né perché la interpreti meglio, il motivo è un altro: la Panettieri dà un nuovo stile, fondamentalmente jazz misto ad avanzato scat-singing con un tema doppiato da voce e tromba, al geniale brano di Canfora, tale da non dare nemmeno la possibilità agli ascoltatori di far alcun paragone.

Paragoni se ne fanno: a) quando qualcuno intende, dichiaratamente o meno, mettersi all’altezza di altri; b) quando lo stile dei due chiamati in causa (in qualunque campo, a maggior ragione quello musicale), è molto simile, come pop per pop, o jazz per jazz, e via dicendo – in questo caso, infatti, vige un canone acustico che non è più spensierato giacché la memoria del brano originale e l’affetto per il primo interprete la fanno da padroni; 3) quando si tratta di una cover, ossia il rifacimento di un successo con tensione all’imitazione, ciò che è proprio del genere “cover”, per l’appunto; d) l’atteggiamento del nuovo interprete: laddove quest’ultimo si ponga in “gara”, “sfida”, “dimostrazione di esser pari” con il precedente, solitamente mitico, della leggenda musicale, il paragone è inevitabile; e) varie ed eventuali.

Greta Panettieri non rientra in nessuno di questi casi. Non si mette all’altezza di Mina, non arrangia il brano, né gli altri, in sonorità pop (o sonorità propria degli anni 60-70) bensì la indirizza su un jazz marcato, di sua evidente provenienza, non intende il proprio disco come un disco di cover, né di “cover alla brasiliana” se è vero che la sua predilezione per il Brasile la lascerebbe, in effetti, propendere anche per questa scelta (è propria dei brasiliani la coverizzazione di ogni successo dei loro grandi miti, da Caetano Veloso a Djavan, e via dicendo, spesso peraltro mancando di originalità e disperdendo, a tutti gli effetti, forze creative). Inoltre, non è in gara con Mina (eppur vi compete come una grande allieva), poiché di Mina ella ha già, di suo, l’eleganza e, se non la voce perlomeno nei bassi (Mina raggiungeva livelli imbattibili di estensione vocale passando da bassi molto caldi ad acuti molto sottili senza mai essere avara di tempi di mantenimento delle note), la voce.

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Canta, per introdurre il suo gioiello al pubblico capitolino, in un centro sociale, scelta comprensibile se si fa caso allo (meglio detto si sbatte contro lo) status quo dell’Estate Romana e non solo, un monopolio prima di tutto politico, in cui il più infiltrato si accaparra le locations e in cui si è riusciti addirittura ad abbattere la Casa del Jazz (evitiamo ogni inevitabile commento relativo alla Banda della Magliana) con porchetta e mercatini, un predominante PD che per la sua Festa dell’Unità (unità?) riesce a colonizzare per l’intera estate pezzi della Via Cristoforo Colombo e della Via Ardeatina che sono di elevato valore storico, architettonico, culturale, anche stradale, in funzione di braciolate, e intanto facendo crollare un piedistallo dell’Estate Romana (a prescindere da cosa si racconta nei backstages). Greta così compie una scelta e regala al proprio pubblico un concerto a prezzo assai inferiore alla qualità che rende, ottimo senso artistico e di affetto per chi si trova ad affrontare, perdipiù, oltre alla crisi piogge tropicali in una notte di quel nuovo clima cui ancora l’Italia non si abitua, un clima praticamente tropicale con cui i partecipanti, ma i musicisti in primis, sono costretti a fare i conti. Ma, è proprio il caso di dirlo, la classe non è acqua. E Greta Panettieri ne ha anche in questo “tropicalismo” romano. Chiama sul palco anche Marcello Alulli che si giustifica perché, causa pioggia e causa un aquilone (è una storia lunga), non ha potuto portare il sax.

E regala: “Un anno d’amore”, “Sono qui per te”, “Se telefonando”, “Parole parole”, “Non gioco più”, “Guessing and Surmising” (brano originale tratto da “Under control”), “I giorni che ci appartengono”, “Conversazione”, “Soli”. E infine, “Brava“.

Nata a Roma e cresciuta in Umbria, Greta inizia l’avventura musicale giovanissima con lo studio del violino che continua fino ai 16 anni nel Conservatorio di Perugia. Nel 1994 inizia a studiare canto jazz con Cinzia Spata, nel 1998 partecipa alle clinics di Umbria Jazz come cantante, vincendo una delle borse di studio per la Berklee School di Boston. Arrivata a New York nel 2000, Greta si immerge in un mondo di jazz, cantando in vari contesti dai più tradizionali ai più sperimentali, ed ottiene un contratto di produzione discografica con una major americana. Nel 2009 arriva la prima tourné Europea come gruppo spalla di Joe Jackson e nel 2010 esce negli Stati Uniti ‘The Edge of Everything’ il primo album di Greta’s Bakery per la Decca/UMG, al quale partecipano grandi nomi tra i quali Curtis King, Diane Warren, Poogie Bell, Sandro Albert.

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Lo stesso anno Greta è coinvolta in un progetto internazionale come guest e coautrice nell’album di Patricia Romania “Sou Brasileira” edito da Pony Canyon Records Japan, dove ha l’occasione di collaborare e farsi conoscere da artisti del calibro di Terri Lynn Carrington, Mitch Forman, Robert Irvin III, Paolo Braga, Toninho Horta, Arthur Maia, Darryl Tooks. Nel 2011 esce un nuovo album dal titolo “Brazilian Nights Live at ZincBar”, risultato di una collaborazione di oltre un anno con il leggendario pianista brasiliano Cidinho Teixeira, il bassista Itaiguara Brandão, il batterista Mauricio Zottareli e il sassofonista Rodrigo Ursaia. Il 2011 è anche l’anno in cui Greta torna in Italia esibendosi in varie manifestazioni tra cui una serie di concerti ad Umbria Jazz Winter#19. Conosce Gegé Telesforo, con il quale inizia una stretta collaborazione. La produzione di inediti non si ferma e con la supervisione di Larry Williams Greta’s Bakery porta a termine un secondo disco ‘Under Control’ distribuito world wide su tutte le piattaforme digitali dalla fine del 2013 e in uscita fisica come allegato ad un Graphic Novel inspirato alla vita di Greta che uscirà in Italia nell’autunno 2014.

Il progetto “Non gioco più” nasce nei primi mesi del 2013 dall’incontro artistico tra Greta Panettieri, Andrea Sammartino, Giuseppe Bassi, Armando Sciommeri. A completare l’organico due ospiti d’eccezione Alfonso Deidda, Fabrizio Bosso e Gaetano Partipilo. Nel disco vivono le suggestioni di due mondi quasi paralleli: quello del jazz, con le sue fughe in avanti e le improvvisazioni associate ad atmosfere notturne e fumose e le canzoni Italiane d’autore degli anni 60 e 70, che hanno anche attinto alle sonorità d’oltreoceano e che ci portano indietro in un tempo in cui lo spettacolo televisivo proponeva, senza competitori, generi musicali e modelli sociali. Alcune di quelle canzoni che sono rimaste impresse nei cuori e nelle memorie di milioni di italiani, scritte da compositori tra i quali Ennio Morricone, Bruno Canfora e Gianni Ferrio, per grandi voci come quella di Mina, sono presenti in questo lavoro – uscito a giugno con la Greta’s Bakery Music – che nasce dal live e che live trova la sua cifra. Registrato alla vecchia maniera, tutti insieme, per riuscire a rendere palpabile quella inafferrabile magia della musica suonata dal vivo.

“Volevo un disco che mi assomigliasse. Ho vissuto diversi anni all’estero, adoro il jazz e mi piace improvvisare in modo non convenzionale, non sono una ‘scat singer’, ma so anche che la melodia, le parole sono il cuore di un brano, sia che si tratti di uno standard che di una canzone popolare. E riuscire a combinare le due cose permette di raggiungere il massimo dell’espressività e regala grandi emozioni.”

Mina è il sogno, Mina è la vetta. Greta Panettieri è Brava.

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